Salire sulla collina, un punto di vista privilegiato

È successo a tutti, nel corso di una gitarella, di salire su una collina accanto a una città, magari quella in cui viviamo. Sarà successo a tutti, quindi, di contemplare un panorama solito da un punto di vista insolito. La città pur essendo ancora vicina appare distante; le dimensioni rimpiccioliscono, le proporzioni cambiano, pesi e misure si ritarano. Dalla cima di una collina percepiamo la realtà in un modo diverso; anche perché, al nostro fianco, abbiamo molto spesso un alleato prezioso come il silenzio. Si comincia a pensare.

Quello che abbiamo sotto gli occhi in questi casi va sotto il nome di sguardo d’insieme ed è una ottima occasione per fermarci un attimo e per riflettere su alcuni aspetti della nostra esistenza ai quali raramente regaliamo un poco di attenzione. Tutto ciò è frutto non solo della posizione privilegiata che abbiamo raggiunto, ma anche del silenzio, della capacità di calarci nella nostra interiorità, dell’attività meditativa costante ed efficace.

Vedere le cose dall’alto rende chiari i punti forti del nostro viaggio su questo pianeta. Alcune realtà che ci sembrano grandi e importanti, o addirittura fondamentali, nella vita di tutti i giorni – mentre siamo immersi fino al collo in problemi, preoccupazioni e scadenze – quando le guardiamo dall’alto perdono una grande quantità del loro volume apparente.

Saliamo sulla collina del nostro mondo interiore e contempliamo da un punto di vista distaccato il flusso sotterraneo di pensieri, giudizi e pregiudizi, valutazioni, preoccupazioni. Un flusso che scorre in modo continuo, al buio, senza che ne accorgiamo e che fa da sottofondo a ogni altro pensiero, rendendo difficile il discernimento e il distacco. Affanni e corse, litigi e prevaricazioni e persino sogni e progetti, contemplati da opportuna distanza, si rimpiccioliscono di colpo e si trasformano in tremolii indistinti, non molto diversi dai movimenti delle formiche che entrano ed escono dal loro nido. D’un tratto i rapporti tra le varie entità acquisiscono le proporzioni corrette e non è infrequente che certi colossi vengano ridimensionati, al contrario di altre realtà che acquisiscono dimensioni imprevedibilmente maggiori.

La vera sfida, come ben sanno coloro che affrontano per le prime volte le pratiche della meditazione, della preghiera e del rilassamento, consiste nel far tacere queste voci interne caotiche e disordinate, che nulla apportano di positivo; solo così riusciremo a mettere in evidenza i problemi e le cose davvero importanti, dando loro il giusto rilievo. Più che fermarlo e farlo tacere, molte scuole di pensiero raccomandano di imparare a guardare il flusso con il giusto distacco, considerando che i pensieri che vi scorrono non fanno parte della nostra interiorità, ma sono soltanto presenze transitorie, esattamente come nubi che scorrono nel cielo e che a un certo punto si dissolvono lasciando la volta celeste intatta e serena.

Non è un caso che tutte le religioni e le spiritualità passino attraverso un cammino ascetico fatto di silenzio e riflessione, e che insegnino un atteggiamento e una posizione contemplativi. Allontanarsi e prendere le distanze è la parola d’ordine ed è il primo atto da compiere. È il modo per raggiungere una sorta di atarassia che non è passività, ma che anzi mira a fare del soggetto che medita l’attore e l’autore della propria vita. Un grande santo cristiano, Sant’Ignazio di Loyola, nei suoi celebri Esercizi spirituali raccomandava addirittura la Santa Indifferenza, e non incitava certo al menefreghismo: piuttosto, indicava al discepolo la strada per mettere ogni cosa al suo posto e per scoprire ciò che era davvero fondamentale per la vita. Nel caso della visione religiosa, tutto questo coincide con la volontà di Dio e con il progetto che egli ha su ognuno di noi.

Un percorso non molto dissimile da quello che porta alla contemplazione silente dei flussi di pensiero, messo in pratica da chi segue gli insegnamenti delle varie scuole buddhiste.

Lo sguardo riassuntivo e panoramico è la condizione basilare per muovere i passi nella direzione della conoscenza profonda e per compiere – nelle circostanze di tutti i giorni – le scelte migliori per noi.

Come pagare la prossima rata di mutuo? Cambiare o non cambiare lavoro? Andare a vivere con il proprio partner? Come superare un sentimento negativo che mi allontana da una persona?

Ogni decisione, dalla più piccola alla più grande, ha bisogno di giudizio, ripensamento, discernimento. Naturalmente non tutto è così semplice: ci sono giorni e situazioni in cui guardare dall’altro la nostra vita risulta più facile; altri in cui non ci sentiamo portati e non riusciamo ad andare oltre la dimensione dai tetti in giù. Tuttavia, salire con costanza e determinazione sulla collina del nostro mondo interiore per guardare il panorama dall’alto diventa poco per volta più che una abitudine e si trasforma in una necessità, un momento irrinunciabile, un abito mentale in grado di guidarci nelle scelte più complesse.

Vedere tutto il quadro fino alla cornice è di grande aiuto per camminare veloci verso la risoluzione dei problemi: la vista panoramica non è di per sé la soluzione, ma la rende possibile.

Contemplati in silenzio, passato e presente perdono il profilo nebbioso e – insieme – rendono più visibile la traiettoria del futuro.

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