Tolleranza? No, grazie.
Può sembrare strano che simili frasi – dette ovviamente con spirito provocatorio – trovino posto nelle pagine di un blog come questo, di solito occupato a favorire e raccomandare la pacifica convivenza tra persone e popoli.
Ebbene sì: la tolleranza non costituisce, se non in piccola parte, uno qualsiasi dei cardini spirituali su cui si muove il Cammino dI Benedizione.
Per capire meglio questa apparente incongruenza, leggiamo che cosa sia la tolleranza con l’aiuto della Intelligenza Artificiale: secondo questa fonte, essa è la capacità o disposizione ad accettare, rispettare o sopportare idee, comportamenti o condizioni diversi dai propri o considerati distanti dalla norma.

Ecco il problema: la tolleranza porta in sé, irrimediabilmente, l’idea della sopportazione. Pacifica, ma pur sempre sopportazione: “Non mi dai fastidio, fai pure”. “Sopporto”. “Siamo diversi, siamo lontani, e non abbiamo nessuna intenzione di avvicinarci. Ma ci tolleriamo. Siamo persone adulte e serie, dopo tutto”. “Se non mi dai fastidio, non ti darò fastidio”. E via elencando.
Intendiamoci: potrebbe andare già bene così. In un mondo impazzito come quello attuale – guidato ai vertici da tragiche macchiette che mescolano l’essere criminali con la pazzia pura, condendo le loro atrocità con una capacità di calcolo egoistico portato alle estreme conseguenze – essere tolleranti è già gran cosa. Le teologie e le ideologie, entrambe ormai fuori controllo, inventano divinità o ideali che giustificano – quando non incoraggiano – le uccisioni di massa per raggiungere questo o quello scopo, che sia un pezzo di terra o il controllo di un’area di forte interesse commerciale. O anche niente di tutto ciò, magari. Così, soltanto per sentirsi onnipotenti e portatori di una verità più vera delle altre.
Le vite umane che si frappongono al raggiungimento dei vari scopi decisi nelle alte sfere vanno eliminate senza scrupoli né rimpianti. Intere esistenze, con tutto il loro cosmo di pensieri, attitudini, desideri, progetti, gioie e dolori vengono inghiottite nel buco nero del calcolo economico o politico – e talvolta persino religioso, bestemmia delle bestemmie – e si trasformano in algidi numeri in qualche statistica, letta da sempre meno lettori con sempre meno interesse.
Da essere umano a segno grafico in un foglio excel. La differenza la può fare una pallottola.
Scompaiono volti, nomi, cognomi; e anche le caratteristiche che rendevano quel certo essere umano unico.
Più nulla. Giusto qualche segno percentuale e qualche grafico presto dimenticati.
Ecco, in un tempo come questo, la tolleranza potrebbe già bastare.
Eppure, nell’ottica di Benedizione, è solo un primo passo, ben lungi dal far raggiungere quella pienezza umana a cui tutti dovremmo tendere.
Uno dei pilastri su cui si regge la Benedizione è la centralizzazione dell’altro. Che, in parole semplici, significa soltanto mettere l’altro al centro della nostra attenzione. Al centro, proprio al centro geometrico. Significa dedicargli un tempo di qualità senza altro pensiero o distrazione. C’è solo lui, almeno per i momenti che possiamo dedicargli.
Tramite questa attenzione non tarderemo a ricevere in regalo i suoi punti di vista, le sue idee e i suoi ideali, il suo mondo spirituale. Tutte cose che possono anche essere – e spesso lo sono – lontane o lontanissime dal nostro modo di vedere e affrontare la vita.
Ecco il vero punto. La lontananza di solito genera sospetto, paura, persino disprezzo. Luoghi comuni, divisioni.
Nella Benedizione, invece, è considerata fonte di arricchimento. Genera interesse, che va inteso nel suo vero significato etimologico: essere dentro, cioè entrare nella interiorità più profonda dell’altro. Capirlo, comprenderlo. Inter-essere.

Attenzione però a non generalizzare o banalizzare. Non è che se sento una idea diversa dalla mia – siccome sono tanto buono – devo per forza sposarla e farla mia. Le differenze e le distanze esistono, ci mancherebbe: le incontriamo in ogni momento della nostra esistenza ed è giusto che sia così.
Ma è anche vero che noi siamo la somma delle persone che abbiamo incontrato durante tutta la nostra vita: allora ecco che una idea differente può donare una sfumatura differente al nostro agire. Magari anche solo un dubbio, una voglia di verifica… una “radiazione di fondo”, impercettibile, ma ben presente.

La semplice tolleranza, nel Cammino di Benedizione, è null’altro che un primo, prezioso passo verso quell’avvicinamento reciproco che si fonda sul genuino entusiasmo, sulla lealtà e sul desiderio di mutuo arricchimento.


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